

John Collier (1901-1980), scrittore, poeta e sceneggiatore inglese, conosciuto soprattutto per le sue collaborazioni a film prodotti ad Hollywood ed a serie televisive degli anni ’60-’70-’80 (episodi di Alfred Hitchcock e “Ai confini della realtà – The Twilight Zone”). Al suo attivo anche una nutrita produzione di short stories, di cui la più importante è: “Fancies and Goodnights” (Doubleday Books, 1951), sconosciute in Italia. Racconti brevi, a volte surreali, con risvolti sarcastici, ricchi di metafore e, a volte, carichi di mistero, che spiccano per un acuto senso ironico e rappresentano spesso l’alienazione e le pulsioni dell’uomo comune. Tuttavia, come afferma Ray Bradbury nell’introduzione alla raccolta: “non esiste un cordone ombelicale tra i personaggi nel mondo di Collier, e il mondo in cui viviamo. È un mondo in cui tutto può accadere e accade sempre.” Qualcuno (Osbert Sitwell) Ha scritto: “la letale gentilezza della penna di Collier è una delizia che solo il genio può concederci.”
“Fancies and Goodnights” è stato premiato nel 1952 con l’International Fantasy Award per la narrativa e con l’Edgar Award (Poe) per l’eccezionale contributo alla “Mystery short story”.
Nel volume sono presenti ben 50 racconti brevi per la maggior parte inizialmente pubblicati sulla rivista “The New Yorker”, tra cui i più famosi “Another American Tragedy”, “Back for Christmas“, “The Chaser”, “Evening Primerose“. In un breve passo del racconto “Are You Too Late or Was I Too Early” si rivela anche il tratto poetico dello scrittore: un protagonista solitario descrive la sua vita domestica quotidiana in cui traspare un senso di vuoto, la mancanza di qualcosa o qualcuno… in cui prova sensazioni ed emozioni per una presenza immaginaria, quasi spirituale:
“Mi persuasi che questo non aveva senso. Avevo visto l’impronta della bellezza, il calore della vita. Gradualmente un senso dopo l’altro sarebbe stato rifratto su questa invisibilità divina, finchè lei stava delineata come una creatura di cristallo e poi come una di carne e sangue. Non appena ero ben convinto vedevo il suo fiato dissolversi su di uno specchio. Vedevo dei fiori, che erano spuntati, aprire i loro petali quando chinava il suo viso su di loro. Correvo là, annusavo, non i fiori ma i suoi capelli…” [Trad. Paolo Giovannetti]
Il libro continua ad essere stampato in lingua originale, attualmente esiste l’edizione pubblicata da New York Review Books del 2003 (introduzione di Ray Bradbury). Solo alcuni racconti sono stati tradotti in italiano e pubblicati in raccolte e riviste.
