In questo scorcio di aprile in una primavera che fatica a prevalere su un inverno eccezionalmente mite (ma di questi tempi non ci si deve troppo meravigliare) il mio sito e blog cambia nome: ma non la tendenza a consigliare e trattare sulla materia principale: i racconti brevi, o come qualcuno li chiama, “i corti”, “i cortissimi”. Da questi consigli o recensioni potranno scaturire riflessioni e considerazioni su vicende e tendenze del mondo in cui viviamo oggi. Su questo genere abbiamo già disquisito presentando diversi autori di rilievo. Alcuni, prima di passare ai romanzi, hanno iniziato, altri hanno continuato con la forma breve pubblicando raccolte che spesso rappresentano autentiche “perle” narrative. Una buona parte di questi autori sono angloamericani, infatti esiste sia in America che in Inghilterra, una radicata tradizione per le short stories. E qui potremo anche citare il capitolo delle opere di fantascienza che tradizionalmente nascono come racconti brevi da pubblicare sulle varie riviste, prima americane e poi, tradotti in Italia, nella conosciutissima collana “Urania“. Ma non di meno abbiamo scrittori moderni italiani come Italo Calvino, Dino Buzzati, Primo Levi, Giorgio Scerbanenco, Carlo Cassola, Gianni celati, Niccolò Ammaniti, tanto per fare qualche nome. Ma qual è il segreto di un racconto breve riuscito? Un numero limitato di parole e immagini associate, una trama incalzante, pochi indimenticabili personaggi. Nelle sue “Lezioni americane” Calvino la chiama Esattezza: “È utile un disegno dell’opera ben definito che evochi immagini visuali nitide e incisive (icastiche) con un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione”. Questa capacità va assieme alla “leggerezza“, infatti: “Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste […] una leggerezza della frivolezza: anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.” Questi appaiono i valori fondanti di ogni espressione letteraria (sia poetica che narrativa).
Accanto alle opere altrui, intendo rinnovare il focus sui miei scritti autografi e traduzioni (disponibili su Amazon, IBS o presso l’autore). Sono raccolte di racconti brevi scritte dal 2016 sino al 2023, frutto dell’osservazione anche psicologica di persone qualunque, ispirati dal reale, per convergere verso il surreale, fino a sfiorare il fantascientifico distopico. Certo, nell’attuale prevalere di una tendenza nei generi “giallo”, “poliziesco”, “noir”, “thriller” (e i suoi filoni collegati), questa produzione sembra essere in controtendenza, anche se vi sono dei punti di contatto in certe trame. Pensiamo solo che la presenza/scoperta di un cadavere in un giallo costituisce quasi sempre il fulcro della narrazione da cui deriva l’investigazione, l’indagine, l’inchiesta dei vari protagonisti (ispettori, commissari, ecc.), mentre se compare in uno dei miei racconti costituisce sempre un episodio “incidentale”: comunque la pensiate spero di incuriosirvi. Infine esistono due tipologie di persone: chi acquista un libro e chi lo legge (dopo averlo acquistato).
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Paolo Giovannetti
